Il Pittore Giuseppe Jellamo
(tratto da "Il Laghetto")


L'inverno
  Se domandassimo a molti serresi di Toronto chi è Giuseppe Jéllamo, probabilmente ci sentiremmo rispondere che per loro è una persona sconosciuta.
   Eppure non c'è serrese che non lo abbia incontrato almeno una volta e forse di più a Serra San Bruno.
  Vi ricordate della farmacia Caparrotta di fronte al municipio? Ebbene, quel giovane dottore che stava dentro giornate intere a servire gentilmente il pubblico era proprio (ed è) Giuseppe Jéllamo, I'artista di cui si parla in quest'articolo, anche se ora ha abbandonato l'attività di farmacista.
  Sono ormai passati più di 25 anni da quando noi andavamo a trovarlo intrattenendoci in piacevoli conversazioni. A volte ci era gradito notare che nella stessa farmacia, egli dedicava quei pezzetini di tempo libero al ritocco di qualche sua tela fissata sul treppiede e lo faceva in modo appassionato tanto da farci pensare che per lui la pittura non era solo un hobby, ma un'esigenza intima di rendere viva la scena che già aveva carpito durante qualche sua passeggiata in campagna o nel paese. Ecco perché ci piace veramente sentir dire oggi che "Jéllamo è un pittore che racconta le immagini": la stessa osservazione noi l'avevamo fatta almeno 25 anni addietro guardando i suoi quadri.

Neve
  L'anno scorso lo abbiamo incontrato a Serra e, conversando con lui, abbiamo avuto l'impressione di essere tornati indietro negli anni con la differenza che, dopo 25 anni, ci siamo ritrovati di fronte all' artista maturo, anche se lui non si crede degno di tale qualifica e sdegna tutti quegli untorelli che, dopo aver tentato di mettere fuori qualche quadretto, pretenderebbero di essere considerati tali.
  Per Pino Jéllamo, che spesso si intratteneva in lunghi discorsi con Giuseppe Maria Pisani accettando i suoi consigli, I'arte è qualcosa di molto serio, ed egli ormai sa, forse per una sofferta esperienza, che la strada per arrivare ad essa è molto lunga. Dunque, non si illude facilmente nonostante il buon successo riscosso nelle sue mostre sia a Catanzaro che a Roma. Ci troviamo perciò di fronte al vero artista che lavora nel silenzio per un interiore bisogno del proprio animo .
  E adesso dobbiamo chiedere scusa a Pino per non aver parlato prima di lui. Ma molte cose sono andate al rovescio per noi qui, dopo che siamo tornati dall'ltalia. La pubblicazione dello stesso Laghetto, come tutti sanno, era stata sospesa, il lavoro rimase arretrato e il tempo, che è sempre il solito tiranno, ci mancò. Ma non per questo ci siamo dimenticati del debito che avevamo verso il nostro benemerito pittore, il quale, fiducioso della nostra promessa, ci aveva fornito alcuni schizzi da noi conservati gelosamente. Siamo, comunque, contenti che il nostro Maurizio Onda abbia scritto cosi bene di lui e pertanto lo ringraziamo vivamente a nome di tutti i Serresi di Toronto.
Angelo Pelaia


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